EFFETTI DELL'ALLENAMENTO IN ALTURA

 

L'organismo umano, per effetto dell'allenamento in quota, subisce delle modificazioni del proprio stato indotte dalla riduzione della pressione parziale di ossigeno. In altura diminuisce la saturazione in ossigeno dell'emoglobina contenuta nei globuli rossi del sangue, riducendo di conseguenza il trasporto di ossigeno nei luoghi di utilizzo con evidente diminuzione di disponibilità energetica in condizioni di lavoro. Questa minor disponibilità di ossigeno per unità di volume d'aria provoca un aumento della ventilazione. Anche il cuore, dove ogni gittata sistolica trasporta meno ossigeno, per garantirne la stessa quantità ai muscoli deve aumentare la frequenza delle contrazioni. Per ovviare a questo stato di cose, l'organismo umano mette in funzione una serie di strategie cardio/respiratorie, metabolico/enzimatiche e neuro/endocrine, che in tempi relativamente brevi portano l'atleta ad adeguarsi/acclimatarsi alla quota. Questo adattamento provoca un aumento dell'emoglobina, dei globuli rossi e dell'ematocrito, permettendo un considerevole aumento nel trasporto di ossigeno ai tessuti. Per contro la mancata acclimatazione può dar luogo, anche ad altezze di 2000 metri, ad una serie di sintomi definiti comunemente con il nome di "mal di montagna acuto". Questo porta a nausea, vomito, cefalea, astenia muscolare, vertigini ed insonnia. Questi disturbi soggettivi tendono tuttavia a diradarsi con il protrarsi del soggiorno in altura. A quote maggiori, oltre i 3000 metri, possono insorgere sintomi di ipossia acuta, che consistono, oltre a quelli già enunciati, in difficoltà di concentrazione, in senso di smarrimento o stati di euforia.Questo può portare il soggetto a compiere azioni sconsiderate e pericolose. In queste situazioni è bene riportare il soggetto a quote inferiori. In casi rarissimi, dopo alcuni giorni di soggiorno oltre i 3500 metri, la sintomatologia tipica del "mal di montagna acuto" può complicarsi sino a sfociare nell'edema polmonare o nell'edema cerebrale. In questi casi è bene riportare il soggetto a quote inferiori ai 2500 metri, sottoponendolo ad ossigenazione associata a terapia diuretica. In riferimento a quanto sopra esposto, in preparazione di grandi eventi sportivi che coinvolgano singoli atleti o squadre e per mantenere un livello ottimale di prestazione per più tempo, si ricorre ad un periodo di allenamento in ambiente montano. I benefici dell'allenamento in altura possono essere sintetizzati in tre punti: 1) il soggiorno a media altitudine (2500 metri) provoca un aumento del VO2 max in soggetti allenati dopo il ritorno a livello del mare; 2) il rendimento meccanico (rapporto tra lavoro meccanico effettuato e consumo energetico corrispondente), per un dato esercizio, risulta migliorato con l'adattamento alla quota; 3) non vi sono modificazioni sostanziali nella glicolisi anaerobica, mentre invariata è la potenza alattacida, che non risente in nessun modo delle limitazioni legate al potere tampone del sangue.