TEST DI CONCONI

 

Il test di Conconi serve per indagare sulle capacità del valore di soglia che determina il momento in cui il motore aerobico viene affiancato da quello anaerobico nella produzione di energia. Questo momento è chiamato velocità critica e determina l'inizio di accumulo di acido lattico. Il test si basa sulla relazione che intercorre tra la frequenza cardiaca e la velocità di corsa. Il test di Conconi, a differenza del test di Cooper, non porta ad uno sfruttamento completo delle risorse energetiche con i conseguenti stati di affaticamento dell'atleta. Per questo motivo è più gradito agli atleti. Lo svolgimento del test però presuppone l'uso di strumenti specifici che non tutti hanno a disposizione. Dopo una fase di riscaldamento di 15/20 minuti  ad ogni atleta viene applicato un cardiofrequenzimetro, grazie al quale egli potrà leggere e riferire agli esaminatori la propria frequenza cardiaca durante l'esecuzione del test.

L'atleta inizia a correre a bordo campo (linea tratteggiata) a velocità molto bassa, intorno agli 8/9 km/h. Il tempo di percorrenza dei tratti 2-3 e 4-1 (entrambi di 50 metri) dovrà essere intorno ai 20 secondi. Deve percorrere, senza interruzioni, 8/10 giri incrementando in modo progressivo la velocità di corsa sino a raggiungere la velocità di 18/19 km/h. La fatica di solito inizia a farsi sentire quando i due tratti di 50 metri vengono coperti in 12/13 secondi alla velocità stimata di 15 km/h. La velocità dovrà essere incrementata nei tratti 3-3a e 1-1a, mentre sarà mantenuta costante nei tratti 3a-1 e 1a-3. Per una valida riuscita del test, l'atleta dovrà incrementare il proprio ritmo di corsa in modo tale che la frequenza cardiaca aumenti, ad ogni passaggio nei punti 1 e 3 di circa 5 battiti. Quando il giocatore passa davanti alla posizione 2, l'esaminatore A farà partire il cronometro, che arresterà quando l'atleta raggiunge la posizione 3  (l'esaminatore B segnalerà l'avvenuto passaggio) ed annoterà, sull'apposita scheda, il tempo di percorrenza del tratto 2-3 ed azzererà il cronometro. Quando l'atleta passa davanti alla posizione 4, l'esaminatore B avverte l'esaminatore A, il quale farà partire di nuovo il cronometro, bloccandolo quando l'atleta passerà davanti alla posizione 1, registrando anche il tempo di percorrenza del tratto 4-1. E così per il restanti giri. Si può notare che per ogni giro di campo avremo due rilevazioni di tempo, ma anche di frequenza cardiaca. Quando l'atleta passa in corrispondenza delle posizioni 1 e 3 comunica ai rispettivi esaminatori il valore della propria frequenza cardiaca. Al termine del test i tempi ottenuti verranno trasformati in velocità di corsa con la formula:

distanza percorsa in metri

velocità = _____________________________ x 3,6

tempo in secondi

Tutti i dati ottenuti verranno trasferiti su di un grafico cartesiano, dove sulle ascisse sarà riportata la velocità in km/h, mentre sulle ordinate le frequenze cardiache. Si costruirà poi il grafico e ne ricaveremo una retta che, ad un certo punto, inizierà ad inclinarsi; quel punto corrisponde alla velocità di deflessione o di innesco anaerobico (Vi). Nella fase di recupero sarà utile rilavare la frequenza cardiaca ed annotare i valori dopo 1-2-3-4-5 minuti dal termine del test. Più rapidamente si abbasserà la frequenza cardiaca, migliore sarà la capacità di recupero.